7/6 BLOG

Blog

Wetzlar: Leica Experience 2016

Monday, May 16, 2016

Due giornate a Wetzlar, in visita agli stabilimenti Leica e al Leitz Park; la prova della Leica SL, qualche rapido cenno storico e un breve reportage fotografico.

Grazie a Leica Italia e a New Old Camera di MIlano, per aver reso possibile questo evento !

 

 ≥ VAI !

 

Land (R)Over. Un omaggio per immagini

Monday, October 19, 2015

Quest'anno cessa la produzione del Land. Non mi è mai piaciuto il nome Defender.

E' posticcio e non ho mai capito perchè qualcuno gliel'abbia affibbiato.

 

In questo piccolo omaggio, raccolgo alcune foto fatte, spesso di sfuggita, al volo, su due piedi, in varie parti del mondo.

Climi diversi, impieghi diversi, proprietari diversi.

Ci sono i vecchi residui coloniali, ancora numerosissimi in Africa orientale; rattoppati in qualche modo e letteralmente deformarti dall'uso e dai decenni.

Ci sono modelli più recenti, con camperizzazioni hi-tech.

Ci sono Land che rosolano al sole e altri che combattono il freddo e la neve. O l'asfalto delle metropoli.

Ci sono vecchi mezzi militari e varianti uniche che trasportano i turisti in mezzo alle savane.

Ci sono i veri e propri fratelli motorizzati, come il 110 di Ame (che ne andava fierissimo) che mi accompagnò in uno dei viaggi in Tanzania. Aveva 500.000 chilometri e in due settimane ha perso una crociera, due ammortizzatori e un paio di semiassi. Ma in qualche modo ci ha sempre portato a destinazione.

C'è anche la mia. Che spesso rimpiango di aver venduto.

 

Non ce n'è uno uguale all'altro. Neanche alla lontana.

Trasportano sacchi, bagagli, animali, persone.

E un'infinità di storie.

Peccato.

 

 

 

Tanzania

 

 

Maun, Botswana (101 FC)

 

 

Londra

 

 

 

Swakopmund - Namibia

 

 

 Un augurio per ogni guidatore di Land - Tanzania

 

 

 

Davanti a un'utensileria - Tanzania

 

 

 

Ushuaia - Terra del Fuoco - Argentina

 

 

Placca di un vecchio 109 zebrato - Cape Town - Sud Africa

 

 

 Half Ton - Londra

 

 

 

 Zambia

 

 

 

Makgadikgadi Pan - Botswana

 

 

Penisola Valdes - Argentina

 

 

Non ricordo dove....

 

 

Magnifico 88 - Kenya

 

 

 

Tanzania

 

 

 

Due Land d'alta montagna.

A sinistra un 90 ripreso ai piedi dell'Ortles, in Alto Adige, a destra un 110 ai piedi del Cerro Torre/Fitz Roy, in Patagonia.

 

 

Zimbabwe

 

 

 

Sudafrica

 

 

Tanzania

 

 

 Maasailand

 

 

 

Yukon

 

 

 

Argentina

 

 

 

Kalahari

 

 

 

Canada

 

 

 

Patagonia

 

 

 

Serengeti (auto dotata di apparecchiatura per rilevazione animali con collare)

 

 

 

Delta dell' Okavango - Botswana

 

 

Kenya o Tanzania

 

La mia - boschi dietro casa. Un bel pò di tempo e di capelli fa

 

Due anni senza specchio

Thursday, March 05, 2015

Per qualche ragione recensire una mirrorless si direbbe sia una delle attività più cool a cui un blogger o un fotografo possa decidere di dedicare del tempo. Non sono certo di aver imbroccato con esattezza la ragione di ciò; credo abbia a che vedere con l'intriseca, minuta e ricercata piacevolezza dell'oggetto “mirrorless”, col proliferare dei gadget e degli accessori a corredo. Tutte cose che gli addetti al marketing sanno benissimo e che ne fanno un piccolo oggetto da cui è possibile estrarre grandi cose, siano esse gratificazioni estetiche o belle foto.

Ho comprato una Fuji XE-1 rigorosamente nera, dotata del suo onesto 18-55 in kit circa due anni or sono, rientrando quindi con tutta probabilità nella prima ondata dello sbarco.

Da allora ho resistito a ogni tentazione di espandere il corrredo, acquistare altri obiettivi, batterie supplememtari, thumb grips, tracolle di pelle, borse di cuoio o financo skin colorate. Unica concessione aftermarket, l'anello originale M-FX, per poter riutilizzare il vecchio Summicron 50.

Della piccola fuji volevo fare un piccolo cavallo da tiro fotografico, da usare tutte le volte in cui non occorressero obiettivi specialistici. L'idea originale era quella di lasciare sempre più spesso a casa le grosse canon 1, relegandole sostanzialmente all'impiego coi teleobiettivi e in generale a tutte quelle circostanze in cui si renda necessario del materiale specialistico, rodato, stracollaudato e altamente affidabile.

Per questo avevo deciso che il piccolo zoom Fujinon in dotazione sarebbe stato assolutamente perfetto e del tutto sufficiente, coprendo l'area dal moderato grandangolo al medio tele. Il tutto con una buona luminosità e tanto di stabilizzatore.

Avevo le idee chiare in effetti. Quello che non immaginavo sulle prime era che, contrariamente alla vulgata, la ragione principale per cui vale la pena di comprarsi una mirrorless non è tanto la storia che son piccole e pesano poco (cosa peraltro vera). C'è dell'altro.

 

La prima macchina "veramente" digitale.

Suona stravagante. Ma mentre continuo a ritenere che una dslr sia ancora oggi un ibrido fra tecnologie ed epoche e quindi sostanzialmente un compromesso, mi sto convincendo che, per sua natura, una mirrorless sia la prima vera camera genuinamente digitale. Se con la reflex a cambiare è solo il supporto di registrazione dell'immagine, con una ML a farlo è l'intero processo fotografico. Dall'inquadratura allo scatto. Questo perchè il fotografo interagisce, mi si passi la semplificazione, direttamente con il sensore e non con uno specchio che poi fa capovolgere come fosse il meccanismo segreto di una macchina rinascimentale da wunderkammer.

Un mirino elettronico offre una quantità di informazioni e di supporti allo scatto che sono del tutto nuovi per macchine con ottiche intercambiabili ed un sistema maturo a corredo.

Ma c'è di più. A differenza di una dslr, il mirino elettronico, come è noto, mostra l'immagine esattamente come verrà una volta premuto il grilletto. Sottoesposizioni, esposizioni spot, dominanti cromatiche. Tutto il campionario di capricci della luce finisce adesso sotto il controllo dell'occhio del fotografo. Che può quindi regolarsi con relativa facilità e arbitrio.

Su una reflex tradizionale solo l'esperienza, il rischio e l'alea potevano, messi insieme, generare lo stesso risultato.

Per me questo è l'elemento più significativo e rivoluzionario di questa tecnologia. Quello che anche meglio si accompagna al genere di fotografia a cui intendevo dedicare questo piccolo trabiccolo nero. La fotografia casuale, occasionale, quotidiana, non specialistica; quella che non richiede luci artificiali, teleobiettivi, obiettivi macro o decentrabili.  Quella che richiede discrezione e che ti consente di lasciare a casa lo zaino. E anche quella che alcuni chiamano street, senza che questo termine voglia dire qualcosa di particolare.

Quella in cui interpretare la luce e i contrasti è tanto importante quanto difficile.

 

In effetti è vero, è anche piccola e leggera

 

Indiscutibilmente questo aiuta, ma non ne farei l'elemento decisivo. In fondo, che so, una EOS 550d non è poi tanto più grossa.

 

In questi due anni l'ho portata con me sempre. Ecco un breve taccuino per immagini.

Tutte scattate con lo zoom 18-55 f/2,8-4 a corredo.

 

 

Quartier generale Maerks Line, Copenhagen

 

Pensieroso sul Ferry - New York 

 

Intenti ad attraversare; una strada e due epoche - Londra

 

Primrose Hill Park - Londra

 

Arredo urabno in notturna, Schwäbisch Gmünd, Germania

 

Il laboratorio di uno scultore ambizioso, Copenhagen

 

Lavori dalla finestra di una sala del Metropolitan Museum - New York

 

 

Precoce - Tavolara - Sardegna

 

Sound check - Fuoriorario - S.Ilario d'Enza

 

Luna al tramonto - St. Moritz - Svizzera

Giocatore di biliardo - Lugo la strada verso il lago Kariba - Zimbabwe

 

Sedie - Vitra Design Museum - Weil - Germania (fromato 1:1)

 

Fuochi artificiali - Golfo Aranci - Sardegna (formato 1:1)

 

 Woodland Kingfisher - Chirundu - Zimbabwe

 

In paese, verso sera - Sulden - Sudtirolo

 

 

 

 

 


7/6 - PIVA - 03480300122

7/6 - Via Donizetti, 2 - 21013 - Gallarate - (VA) - PIVA - 03480300122